Tutti ci sforziamo ma più frequentemente di quanto possiamo immaginare sono paure e resistenze a guidare le nostre scelte o meglio, la nostra incapacità di scegliere, di crescere e autodeterminarci.

Semplificando possiamo leggere paure, resistenze e senso di colpa secondo la metafora della gravità e dell’inerzia per un corpo fisico: qualcosa a cui siamo abituati da sempre e di cui sentiamo il peso e la fatica solo quando tentiamo di muoverci, di alzarci, di modificarlo o superarlo.

E la fatica, o la frustrazione, a lungo andare posso prendere il sopravvento fino a farci credere che non valga più la pena nemmeno provarci.

Come ogni movimento antigravitazionale, come camminare, saltare, o praticare lo Yoga, occorre trovare la volontà e l’energia proprio per andare contro l’inerzia, il peso, la caduta.

Psicologicamente questa intenzionalità a crescere, questa spinta dell’Anima, come direbbe C. G. Jung, ci accompagna altrettanto da sempre, probabilmente non solo accompagna ogni essere vivente ma ne è il testimone più luminoso e misterioso.

Lo possiamo chiamare “processo di individuazione”, movimento teleologico, “diventare se stessi” o, come preferisco dire in termini psicosintetici, percorso di auto educazione (qui in senso etimologico di “trarre fuori da sé”, esprimersi compiutamente).

Per quanto sembri più al sicuro così, la ghianda è chiamata ad esprimersi come albero, l’essere umano a sperimentare se stesso, le proprie straordinarie potenzialità: in entrambi i casi un guscio difensivo, duro e coriaceo, una volta bagnato dall’umido dell’acqua e accolto dal nero della terra, preme per espandersi, modificarsi, crescere verso altre esperienze, contro la gravità, l’inerzia e la paura.

Quando il guscio è ormai troppo ispessito, quando la paura ormai è dominante, può nascere un sintomo, un segnale: l’anima e la vita spingono forte da dentro, cercano un varco.

Allora, con fatica e fiducia, un percorso di psicoterapia non sarà solo un cercare di trovare il bandolo della matassa ma tessere al pieno delle propria forza la trama delle potenzialità individuali, coltivare una piantina dal seme, al germoglio, alla possibilità di assaggiarne e offrirne al mondo i frutti.  Ma il filo, prima di essere tessuto va cardato fra le spine e il seme deve rompere il proprio tegumento prima di germogliare…

E così leggiamo nella Bhagavad Gita: “Se qualcuno Mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto o dell’acqua, accetterò la sua offerta”, metafora poetica e spirituale dell’andare oltre la propria inerzia e la propria paura per scoprire ed esprimere se stessi.

O come nelle parole di M. L. Von Franz, che qui possiamo usare come sintesi: ”Se rifiutiamo il processo di individuazione, se non lo accettiamo, esso crescerà dentro di noi, e allora sarà la nostra stessa crescita interiore a ucciderci.

Se rifiutiamo la crescita essa ci ucciderà, il che equivale a dire che sè una persona è completamente infantile e non ha altre possibilità, accadrà ben poco; se invece la persona ha dentro di sé una personalità superiore, cioè una possibilità di crescita, allora subentrerà un disturbo psichico. Ecco perché diciamo che in un certo senso la nevrosi è un sintomo positivo.

Essa indica che qualcosa vuole crescere, che la persona non sta bene nel suo stato attuale. Se non accettiamo la crescita essa avverrà contro di noi, a nostre spese; si avrà allora quella che potrebbe essere definita un”individuazione negativa’: il processo di individuazione, di maturazione, e di crescita interiore procede inconsciamente, e anziché sanare la personalità finisce col danneggiarla.

La potenzialità interiore di crescita è pericolosa, perché se non l’accettiamo e non la dispieghiamo, essa ci distrugge. Non c’è altra strada; è un destino che deve essere accettato.”