Ho paura sì, e forse adesso persino paura di aver paura… e forse ancora vergogna e confusione, provo incertezza e angoscia, sono attento a non sbagliare ma vivo in perenne stato di allerta e sento che tutto questo cresce in me, e si autoalimenta, come un serpente che si morde la coda. E vorrei tanto evitare tutto questo.

Ma mentre mi chiedo come fare, l’unico vero e assoluto rischio è bloccarmi, che la vita, l’energia, la psiche, l’anima la linfa che mi sostiene e dà significato e senso a ciò che sono e faccio, si irrigidisca, si cristallizzi, mi lasci svuotato e pietrificato, forse con la sensazione di poter sopravvivere ancora, ma certamente arido, secco, desertificato e solo.

Il lavoro su di sé, la psicoterapia, non può ne vuole combattere o eliminare la paura, l’angoscia, l’incertezza ma offrire la possibilità di incontrare tutto questo e attraversarlo, trasformando ciò che potrebbe bloccarci nell’occasione di crescere e andare oltre a ciò che oggi ci sembra un ostacolo insuperabile.

Perché proprio incontrando la paura, e mai evitandola, possiamo sviluppare fiducia, esperienza e autostima.

Quello che credevo, con paura e angoscia, fosse un muro sul quale avrei sbattuto la testa eternamente, sentendomi stupido, impotente e colpevole, posso scoprire, se non lo evito bloccandomi, essere un gradino, certamente alto e pericoloso forse, l’occasione a volte unica di crescere, evolvere e trasformarmi positivamente.

Dice la saggezza orientale – viviamo nella paura, ed è così che non viviamo – e allora possiamo lavorare per incontrare e trasformare la paura in una grande occasione di vita, di libertà ed evoluzione personale.

La vera patologia è bloccarsi, ristagnare in una stasi che apparentemente rasserena, ma sottrae a poco a poco anima e vita, in una spirale sempre più costosa e avida di energie: estremo sacrificio da pagare per l’illusione di non dover rischiare mai sempre uguali a se stessi come una pietra.

Ma l’essere umano è ben più simile ad una pianta, che da seme diventa stelo, e fiore, e radice, seguendo il ritmo naturale delle stagioni, orientandosi verso il sole, la crescita e la trasformazione, non senza paura ma al di là della paura: nella fiducia del seme che si schiude, del fiore che sboccia, della radice che si fa sempre più profonda.

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